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La Sicilia Sportiva 2.0

 

 

 

 

 

 

LA STORIA DI RIPOSTO

a cura di Mario Giannetto

 

INDICE

 

1. DALLE ORIGINI AL XVI SECOLO

2. IL PRIMO NUCLEO DELLA NUOVA COMUNITÀ

3. TORRE ARCHIRAFI - ALTARELLO - CARRUBA

4. LE LOTTE PER L'AUTONOMIA    Sulla separazione di Giarre e Riposto

5. IL PERIODO BORBONICO

6. IL RISORGIMENTO

7. I GRANDI INTERVENTI URBANISTICI DELL'OTTOCENTO

8. RIPOSTO DOPO LA PRIMA GUERRA MONDIALE

9. IL PERIODO FASCISTA

10. RIORGANIZZAZIONE SOCIO-POLITICO-ECONOMICA DOPO LA 2° GUERRA MONDIALE

11. I SINDACI DI RIPOSTO

 

DALLE ORIGINI AL XVI SECOLO


"... È accertato che nel tratto di spiaggia ad est della vecchia Mascali, e precisamente nel punto in cui la costa forma un seno, quindi in luogo vicinissimo a Riposto, abbia prosperato per lungo tempo un arsenale ben attrezzato per la costruzione di galee.

Camillo Camilliani, vice ingegnere del Regno di Sicilia, nel tramandare queste notizie (Camilliani C. Descrizione della Sicilia, in Di Marzo G., Palermo MDCCCLXXVII, vol. VII, pag. 335) implicitamente ci fa sapere che tutta la zona doveva essere in antico ricca di boschi, in special modo di querce, molto indicate per la fabbricazione di "navili e barche di diverse portate". Ciò che conferma le tradizioni marinare della contrada ..."

IL PRIMO NUCLEO DELLA NUOVA COMUNITÀ



In seguito, per le mutate condizioni socio-economiche, il baricentro della vita dell'antica Contea non fu più verso la spiaggia, dove la pirateria era un incubo, anche se si erano costruite per difesa, sette torri (Torrerossa, Torre di Mascali, Torre di Giarre, Torre Malogrado, Forte di Riposto, Torre Archirafi, Torre presso il torrente Mangano) ma verso l'entroterra, e per circa due secoli il caricatoio fu in decadenza e abbandono tanto che il mare invase e seppellì, coprendolo di sabbia, quel microcosmo che tanto aveva partecipato alle fortune della Contea.
Forse provenienti dal monastero di S. Anna in Messina, dei monaci basiliani, con lo scopo di bonificare e ripopolare la zona, si stabilirono al confine sud del bosco dell'Auzzanetto, intorno alla metà del secolo XV, al limite della palude, a poca distanza dal Capo di Mascali, dal vecchio caricatoio e dalla romana "Via Valeriana", formando il secondo nucleo della colonia messinese.
I monaci costruirono una chiesetta che prese il nome di S. Anna.
Sin da tempi antichi, Mascali e le sue grandi estensioni terriere appartenevano alla Mensa episcopale di Catania che li concedeva in gabella.
Nel secolo XVI, queste terre furono costituite in Contea ed il vescovo di Catania divenne così Conte di Mascali.
In quel periodo, Catania era sovrappopolata e pressava demograficamente il territorio di Acireale. Gli Acesi, allora, sentirono il bisogno di spingersi a nord, verso la ricca pianura mascalese onde ottenere dal Conte quelle terre e subaffittarle con canone raddoppiato.
Altre comunità si unirono ai coloni in quest'insediamento che in parte si stabilì nella fascia costiera ripostese ove sorgevano già le "capanne-pagliai" dei pescatori e delle loro povere famiglie; capanne sparse inizialmente attorno all'antichissimo tempio, forse di origine proto-cristiana chiamato "l'Anticaglia di S. Giovanni" (attuale chiesa Madonna della Lettera) sito a circa mille passi a sud "dell'Arzanà".
Intanto i primitivi insediamenti messinesi dell'Arzanà s'erano ben amalgamati con i locali formando un nutrito gruppo di barcaioli e costruttori navali.
Cosí alla fine del secolo XVI, i tre gruppi (coloni, pescatori e barcaioli-costruttori) si fusero creando il primo nucleo di una nuova comunità che prese il nome di Riposto da "Res Ponere" e si stabilì definitivamente tra il torrente Macchia, limite sud della palude dell'Auzzanetto e il torrente Jungo, limite nord di grandi distese di boschi e vigne.
La nuova comunità incominciò faticosamente a dissodare il terreno, a tagliare i boschi in cerca di buona terra da coltivare, a costruire case, a fabbricare magazzini, dove venivano "riposte" le decime della produzione, che si doveva al Conte di Mascali; essa divenne così presto, un punto d'incontro ricco e fiorente di mercanti, pescatori, armatori, costruttori, "sensali", "bordonari" e marinai.

TORRE ARCHIRAFI - ALTARELLO - CARRUBA


Il geografo arabo Al-Idrisi nel suo trattato di geografia "Il libro di Re Ruggero", scritto tra il 1139 ed il 1154, parlava di un luogo denominato "Ajn'al al Qasab" (Fonte delle canne), 12 miglia a Sud del fiume Alcantara, ove abbondavano canneti, e che lo storico Michele Amari identificò con Torre Archirafi.
Detto sito, abitato da un primitivo nucleo di pescatori, era collegato con "L'anticaglia di San Giovanni" per mezzo di un sentiero, di circa due Km tracciato lungo la fascia costiera. Alla fine del secolo XIV, per ordine del Viceré del tempo, vi fu costruita una torre vicino al


mare a difesa della costa dalle incursioni dei pirati e per segnalare il passaggio di navi corsare alla torre-fortezza "Tocco del cannone", posta in terra d'Aci, ed al "Forte di Riposto".

Nel secolo XVII, il feudo dove sorgeva la torre apparteneva alla famiglia Natoli di Messina e durante il secolo XVIII il primitivo nucleo di pescatori s'ingrandì.
Nella stessa epoca venne ampliata la chiesa precedentemente costruita.
Nella seconda metà del XVII secolo avvenne la trasformazione agraria della Contea da terreno boschivo in vigneto; detta trasformazione fu diretta ed organizzata dai proprietari di terre acesi, e portò alla completa distruzione del bosco d'Aci che da Stazzo e Pozzillo si estendeva nell'entroterra; da ciò scaturì uno squilibrio del sistema ecologico tanto che il regime idrico fu modificato e le paludi dell'Auzzanetto s'ingrandirono divenendo portatrici di malaria, mentre sparì il laghetto della "Gurna".
Intanto le tristi vicende di Messina, turbata negli anni da ribellioni, peste, terremoti, inondazioni, alimentarono una continua emigrazione dei Messinesi nella Contea ed in particolare attorno allo "Arzanà", dove dettero origine ad un terzo nucleo di "gente dello stretto" che amalgamandosi con i precedenti, formò una "colonia mercantile".
Sui ruderi della "Anticaglia di San Giovanni", i Messinesi costruirono la chiesetta della "Madonna della Lettera" e fecero di tutto per far nascere, accanto alle umili capanne di graticci di canne, un paese lineare e parallelo al mare.
A quel tempo
"... Le notti d'ottobre nella campagna era veramente un tripudio di gioia perché la fatica era corale e sostenuta da questa reciprocità della presenza fisica di servi e padroni che per un attimo dimenticavano le loro differenze sociali ed economiche.
Altarello, che trae il suo nome da una grande icona posta nel luogo dove oggi sorge la chiesa, si trovava nel centro di questo territorio anche perché grossi proprietari acesi avevano, in quest’angolo ridente della fertile piana di Mascali, ottime proprietà: i Gambino, i Mertoli, i Maugeri, Donna Petronilla e Donna Venera Carpinato, i Rocca, i Platania, i Figuera sono le famiglie più rappresentative. Ed era evidente che questo luogo fosse anche meta dei Cappuccini i quali trovavano abbondante questua per i loro conventi. Essi si stanziarono nello "Ospizietto" certamente tra la seconda metà del 1600 e il 1700 dopo la loro definitiva sistemazione ad Acireale. L'Ospizietto serviva come centro di raccolta di tutti i prodotti della terra ..."
Intanto nel secolo XVIII una potente famiglia veneziana, i Pasini, s'era stabilita ad Acireale ed in poco tempo aveva accumulato un'immensa distesa terriera a Sud-Ovest del "torrente Jungo".
I Pasini, illuminati amministratori, operarono nella zona una politica di popolamento e svilupparono l'insediamento sparso, attirando manodopera e favorendo la formazione di piccole fattorie; infatti, costruirono nel 1725, a Sud dello "Jungo" una loro casa di campagna a cui doveva far capo il secondo nucleo dell'antica Riposto, quel nucleo che prese nome "Scariceddu" (piccolo scalo) per distinguerlo da quello "scaro" già esistente.
Al limite Nord delle terre del "Bosco d'Aci" v'era una macchia di vegetazione di carrubi ed attorno ad essi, ben presto sorsero alcune case sparse di contadini ed il sito prese nome di Carruba.
Il nucleo s'ingrandì allorquando nelle contrade vicine "gisterna a due bocche", "gisterna della Caramma", "gisterna Raffo", sorsero piccole industrie per la lavorazione del gesso, della calce, dei mattoni e quindi viottoli che portavano alla marina di S. Tecla, Pozzillo, Torre Archirafi.
Bisognerà aspettare il 1855 per vedere questo nucleo divenire borgata allorquando la società Florio realizzerà a Catania un impianto per l'estrazione dell'alcool dalla polpa del carrubo e il nobile acese Martino Fiorini donerà il terreno dove sorgerà nel 1892 l'attuale chiesa intitolata a San Martino.
Alla metà del XVIII secolo, le rendite che la Contea dava ai Vescovi catanesi diminuivano sempre piú, sicchè nel 1757, le "terre di Mascali" cessarono definitivamente di far parte della mensa vescovile di Catania e la sua amministrazione passò nelle mani del Re.

LE LOTTE PER L'AUTONOMIA


L'inizio del XIX secolo fece registrare un periodo di grande tensione allorquando: "... chiesero li stessi Giarresi avendo anche suscitati gli abitanti dello Riposto di essere dismembrati dalla Città (Mascali) ..." ed infine: "... La detta domanda fatta da Mascali di dismembrazione da se del borgo di Giarre ha dato luogo a vedersi piú deciso l'animo Regale nel voler conservare la città di Mascali nel dominio, e possesso sempre del suo territorio, mentre la M. S. in risposta con Real biglietto da 15 maggio 1815 disse di collettarsi Giarre ..."

Nel supremo interesse della futura lotta per l'autonomia, i Ripostesi lottarono Mascali e furono prima a fianco e poi uniti a Giarre. Fu dopo il 15.5.1815 che l'abile "Politica d'attesa" dei ripostesi si tramutò in "Politica d'azione"; infatti l’8-10-1815 Riposto chiese al Re, l'autonomia da Giarre.
Seguirono 27 anni di lotte in cui fiorirono molte leggende come quella della bella fanciulla napoletana Angela Maria Capece che per amore del suo fidanzato, il capitano ripostese Giuseppe Ligresti, in una lontana domenica dell'ottocento, al passaggio in carrozza del re Ferdinando secondo di Borbone dinnanzi al Palazzo Reale a Napoli, gridò: "Grazia, Maestà! Per l'autonomia di Riposto" con la complicità del ministro di polizia marchese Francesco Saverio del Carretto. Si dice che il re facesse fermare la carrozza ed accogliesse la supplica.
Ma la verità storica era che il processo di smembramento della vecchia Contea non s'era fermato con l'autonomia di Giarre, ma continuava; infatti il 17.4.1841 il re concesse l'autonomia di Riposto, ed in futuro altri comuni della Contea otterranno l'autonomia da Giarre.
Come i Ripostesi accolsero la sospirata notizia dell'ottenuta autonomia, ce lo tramanda il 17 maggio 1841 l'ispettore di polizia sottintendente N. Mandanici.

IL PERIODO BORBONICO


Il 1° gennaio 1842 venne eletto Primo Sindaco di Riposto Don Rosario Grassi Bonanno, di anni 51, proprietario e negoziante, ex cassiere, e primo eletto che verrà confermato nell'alta carica anche nel triennio 1° gennaio 1846 - dicembre 1848.
Intanto la classe politica ripostese, che aveva fatto proprio il generoso e spontaneo slancio separatistico da Giarre del cap. Ferdinando Coco e dell'armatore Giusepe De Majo (quest'ultimo di origine napoletana), lottò e vinse la sua piú grande battaglia. Si ritrovò quindi attorno al suo primo Sindaco proveniente da una borghesia illuminata; costui seppe guidare le sorti del paese, avviandolo verso un florido avvenire e lottando principalmente la disoccupazione.
Già nel 1842 lo storico giarrese Michele Amari pubblicò una "Storia dei Vespri Siciliani" che miracolosamente sfuggì alla censura dei Borboni. Si evince pertanto come fosse di già nata nella zona la fiammella della libertà.
Nei primi giorni del 1848 avvennero tumulti a Palermo sicchè fu chiusa l'Università.
"... Dopo l'esito sfortunato della battaglia di Custoza, il 25 luglio 1848, che costrinse l'esercito piemontese alla ritirata, Ferdinando II decise di agire con forza per la riconquista della Sicilia insorta, che nel frattempo aveva maggiormente organizzato la sua difesa... un nuovo Corpo di spedizione, agli ordini del Tenente Generale Carlo Filangieri principe di Satriano, nella notte del 30 agosto 1848 prese imbarco sulle unità di una squadra, comandata dal Brigadiere Pierluigi Cavalcanti, devotissimo al sovrano... il 1° settembre 1848 la squadra ancorò al largo di Catona, presso Reggio Calabria... Lo sbarco delle truppe regie in terra siciliana iniziò alla mattina del 5 settembre (1848) a tre miglia da Messina... Dopo tre giorni di aspri combattimenti, l'8 settembre le truppe regie entrarono in Messina... le popolazioni siciliane, terrorizzate per gli eccidi e il sangue sparso si rivolsero allora agli Ammiragli Baudin e Parker, comandanti delle squadre francese e inglese presenti nelle acque di Palermo affinché venisse trattata una tregua d'armi, concessa il 18 settembre (1848) dal Filangieri, che rimase a Messina, ormai interamente nelle mani delle truppe regie. Sei mesi più tardi, sconfitto l'esercito piemontese a Novara il 23 marzo 1849, abdicato Carlo Alberto e riuscito vano ogni intervento diplomatico della Francia e della Gran Bretagna, il Borbone decise di continuare la sua azione di forza per domare la Sicilia... Il 30 marzo una brigata di 3.000 uomini prese imbarco a Messina su quattro pirofregate, simulando uno sbarco a Cefalù, per minacciare gli insorti ivi accampati. Nello stesso giorno lo Stromboli, col Generale Filangieri a bordo, incrociò fra Messina e Taormina a protezione delle truppe regie operanti in quella zona. Il 2 aprile (1849) la stessa pirocorvetta si portò fra Forza d'Agrò e Sant'Alessio per eseguirvi una lunga azione di fuoco e aprire la strada alle truppe regie dirette su Taormina. Contemporaneamente le pirofregate Archimede, Carlo III e Roberto presero posizione fra Schisò e Taormina, che fu costretta ad arrendersi alla sera del 3. Il 5 aprile (1849) tutte e sei le pirofregate, agli ordini del Brigadiere Lattieri, bordeggiarono fra Acireale e Catania, cannoneggiando le postazioni a terra degli insorti. Il 7 aprile (1849) cadde Catania...
La zona costiera ripostese non fu teatro di operazioni militari perché la popolazione, grata a Ferdinando II per averle dato l'indipendenza amministrativa, non si schierò con gli insorti.
Quando il 14 maggio 1849 il generale Filangieri e le sue truppe entrarono a Palermo ponendo fine alla rivolta siciliana, il re ricordandosi che Riposto le era stata fedele durante i rivolgimenti interni, incominciò a proteggerla favorendo specialmente le sue industrie ed il suo piccolo ma attrezzato arsenale; ma la morte di Ferdinando II avvenuta il 22.5.1859 spense l'entusiasmo popolare.
A Palermo il 4 aprile 1860 si verificò uno scontro tra polizia e dimostranti: era l'inizio di una nuova insurrezione che culminò con lo sbarco di Garibaldi a Marsala l'11 maggio 1860.

IL RISORGIMENTO


Le idee di Mazzini si diffusero in Sicilia sin dal 1834 e il moto catanese del 1837 ebbe una componente mazziniana.
La Sicilia trovò in Carlo Cattaneo, Maurizio Quadrio e Edoardo Pantano prima e in Francesco Mormina Penna e Napoleone Colajanni poi, i sostenitori piú convinti del mazzinianesimo.
La coraggiosa figlia del popolo catanese denominata "Peppa a cannunera" che si esaltò nella difesa della città etnea il 31 maggio 1860, è testimonianza del contributo siciliano al Risorgimento nazionale. Anche Riposto ebbe il suo Risorgimento: le nuove idee di libertà e d'italianità trovarono presa in alcune famiglie.
Infatti temendo ciò, il governo borbonico alla fine del 1854, diede rigorosissime disposizioni in materia di ordine pubblico all'ispettore di polizia Fleres Trischetto residente ed operante a Riposto.
Il Fleres Trischetto cercò di cancellare la colorazione repubblicana che l'amministrazione comunale del tempo s'era data, favorendo la elezione a sindaci, nel 1856, di Don G. Tomarchio e nel 1859 di Don Filippo Scavino Lella di chiara fede borbonica, e attuando una dura repressione interna contro elementi antiborbonici che venivano rinchiusi nell'antico castello adibito a carcere.
Ma l'interprete più combattivo del pensiero mazziniano fu Salvatore Fiamingo cosí come l'espositore fedele ne fu Salvatore Tormarchio.
Questi due organizzarono il "Comitato Rivoluzionario Ripostese" che preparò armi, propagandò l'insorgere della servitù, parlò dei primi moti che si stavano preparando a Bronte, Adernò, Biancavilla, Nicosia, con esponenti dei quali erano segretamente in contatto e facevano circolare tra i marinai e i contadini e le donne del popolo, fazzoletti tricolori con i ritratti di Garibaldi e Vittorio Emanuele cosí come già avveniva in molte parti dell'isola.
L'8 giugno 1860 Don Salvatore Fiamingo era già a capo del Comune di Riposto, dopo che l'ultimo sindaco borbonico F. Scavino, il 31 maggio 1860, aveva firmato l'ultimo suo atto:
"... Il mandato di pagamento per duc. 52.17.5 a favore di Rosario Arcidiacono... ".
Cosí dall'8 giugno 1860 firmò tutti gli atti d'ufficio del Municipio il Presidente del "Comitato Rivoluzionario Ripostese", Don Salvatore Fiamingo, che lasciò ogni potere a un rappresentante di Garibaldi, il giurato Domenico Gavusi che firmò gli atti come Presidente del Municipio di Riposto.
Il 31 luglio 1860, poi Gavusi lasciò il posto al ripostese Salvatore Tomarchio che venne cosí premiato per la sua fedeltà alla causa dell'unità d'Italia.
Solamente nel 1870, con Sindaco Gaetano De Maio, si possono individuare nei consiglieri comunali Fiamingo Giacomo, Vasta Santo, Grassi Orazio Vincenzo, Denaro Alfio, Scandurra Giobatta, Granata Pietro, Foti Antonino, Cristaldi Salvatore, Scavino Giovanni, Pasini Stefano, Denaro Salvatore, Fiamingo Giovanni e lo stesso De Maio Gaetano, i continuatori del "Comitato di Rivoluzione Ripostese" che fecero lievitare le nuove idee a Riposto e trovarono collaboratori tenaci in quella parte di borghesia sensibile al nuovo movimento d'italianità. Di esso fu espressione illustre il dott. Michele Granata (Giarre 3.1.1862 - Riposto 10.1.1952) che fu "Commendatore della Corona d'Italia, medico celebre, a capo dell'amministrazione del comune di Riposto per nove anni e presidente del consiglio di amministrazione dell'Istituto tecnico Commerciale per lungo tempo; oratore di talento, patriota ardente, esempio luminoso di carattere adamantino e fiero, di alta cultura e sapienza, bontà schietta e operosità".
Riposto visse con entusiasmo l'epopea garibaldina e Pilo, Corrao, La Masa, Carini, Orsini e gli altri siciliani che seguivano Garibaldi erano sulla bocca di tutti i Ripostesi ancor prima che le navi "Piemonte" e "Lombardo" il 6 maggio 1860 partissero da Quarto per Marsala.
L'entusiasmo popolare fu massimo durante la spedizione di "Gazzi e Contessa" del 22 agosto 1860 in cui cinque imbarcazioni della Marina Ripostese trasportarono parte delle truppe del generale garibaldino Sirtori dalla Sicilia in Calabria, sfuggendo cosí alla flotta borbonica che incrociava nelle acque vicine.
Anche con grossi sforzi finanziari il Comune di Riposto partecipò all'impresa dei Mille; infatti è del 16 settembre 1860 a firma del Presidente del Municipio Salvatore Tomarchio, il mandato di pagamento per duc. 32.55 e firmato per quietanza da Antonino D'Angelo per "... tre carri di bovi per trasporto d'armi e munizioni della colonna comandata dal generale Bixio D. 2.70; per venti vetture per trasporto di soldati di essa colonna 2; per spese di barchette per trasporto di soldati in Giardini 14.40; per alloggio degli uffiziali per reclutazione volontari marittimi 1.85; per trasporto di... reclute... 1.80; per diritti di emergenza per sfoglio dei registri... 9.80".
Ed ancora è del 25 settembre 1860 a firma del Presidente del Municipio Salvatore Tomarchio, il mandato di pagamento per duc. 100 e firmato per quietanza da Giuseppe Ragusa per "Accorrere... spese per una importantissima missione dello stato in termine della... autorizzazione... della Intendenza Generale dell'Esercito nazionale".
Cosí Riposto diede il suo contributo alla causa nazionale. Questo contributo fu cosí importante che lo stesso Garibaldi, tramite il generale Bixio, s'interessò delle condizioni dell'approdo di Riposto come riportato dal Sindaco Fiamingo nell'inchiesta parlamentare sulla Marina Mercantile del 1881: "... Il generale Bixio constatò e deplorò la dolorosa condizione dei nostri approdi...".

I GRANDI INTERVENTI URBANISTICI DELL'OTTOCENTO


Avvenuta l'unità d'Italia, rimase al potere nella nostra città quella borghesia che s'era nutrita delle nuove idee e che aveva trovato in Edoardo Pantano, l'uomo e lo statista che ben presto sarebbe divenuto il figlio adottivo di Riposto.
Intanto le condizioni economiche e sociali di Riposto miglioravano sempre più con l'affermarsi di una grossa flotta di velieri e da pesca nonchè con lo svilupparsi dei suoi già famosi cantieri navali e con l'opera di costruzione del porto che procedeva nella sua realizzazione.
Con l'avvenuta autonomia amministrativa di Riposto e con lo stabilizzarsi delle condizioni socio-economiche-politiche in tutta la nazione, i Ripostesi sentirono il bisogno di rendersi indipendenti da Giarre anche religiosamente con tre importanti interventi urbanisto-religiosi:

1) La continuazione della costruzione della chiesa di S. Pietro, iniziata nel 1808, aperta al culto nel 1818, completata nel 1865, eretta a parrocchia nel 1869. Nel 1895 si otteneva dalla Sacra Congregazione dei Riti la conferma dell'elezione di S. Pietro Apostolo a Patrono di Riposto e nel 1967 veniva insignita del titolo di "Basilica Minore Pontificia".

Intanto l'architetto milanese Carlo Sada realizzò il famoso pulpito del duomo, di Riposto su commissione del sacerdote don Francesco Granata.

2) La costruzione dell'Orfanotrofio dell'Addolorata, voluto dal sac. don Francesco Granata (1814-1901). (Le testimonianze storiche ci tramandano l'esistenza dell'omonima chiesa già al 31 maggio 1854 allorquando una supplica venne inviata all'allor Sindaco e decurionato di Riposto per la riparazione della campana della chiesa dai fedeli della zona).

3) La costruzione della Chiesa del Carmine, richiesta sin dall'agosto del 1853 dalla nobile signora Rosaria Pasini, devota della Madonna della Mercede, all'allor Sindaco di Riposto G. Fichera.
Il Sindaco rispose positivamente nel 1863, cosí i figli della signora Rosaria; Stefano e Biagio Pasini dei Baroni di Malroveto donarono la loro cantina sita nel quartiere "Scaricello", che nel 1868 fu demolita per costruire la nuova chiesa intitolata alla Madonna del Carmine. (La denominazione della chiesa si dovette al seguente episodio: mentre i lavori erano in corso, un operaio cadde da un'altissima impalcatura e, invocando la Madonna del Carmine, nella caduta, si ritrovò indenne in una fossa piena di calce spenta).

I Ripostesi sentirono il bisogno d'istituire nella loro città un piccolo ospedale per i malati piú gravi; infatti il 28 luglio 1848 Suor Maria Gesù Crocifissa e Suor Maria Gesù Musumeci donarono alcune loro case al sacerdote ripostese Rosario Scandurra che doveva usarle per "Ospedaletto" come testimoniano il rapporto del Sottintendente in data 18 marzo 1848 e l'accettazione da parte della curia di Riposto. Il piccolo Ospedale divenne Ospedale Civile per merito di Mons. Rosario Calì (1862-1887).

Fino alla metà del secolo XIX, l'impianto urbanistico di Riposto era formato dalle seguenti arterie:

1) Strada Nova
2) Strada Quattro Cantoni
3) Strada Carolina
4) Strada Stabilimento Fiamingo
5) Piazza del Commercio
6) Via Messina
7) Vico della Fico
8) Vico Miceli
9) Vico Pugliesi
10) Vico del Fiore
11) Vico Arena
12) Vico Licciardi
13) Vico D’Angelo
14) Vico Pino
15) Vico Miano
16) Vico Viotto
17) Vico della Lettera
18) Vico Leonardi
19) Vico Solitario
20) Vico Scavino
21) Vico Scuola Nautica
22) Vico Bottari
23) Vico Pasani
24) Vico Bordonari
25) Vico Sfilio
26) Vico Malorato
27) Strada Longerot
28) Largo della Chiesa
29) Strada Granata
30) Piano S. Pietro
31) Strada S. Sebastiano
32) Strada di Mezzo
33) Strada Ligresti
34) Strada Eugenia
35) Strada Giardini
36) Strada Dell’Orfanotrofio
37) Strada Marchio
38) Strada de Majo
39) Strada Vigneti
40) Vico Denaro
41) Vico Poscarilio
42) Strada Inglese
43) Strada Stretta
44) Vico Fiamingo
45) Vico Pasini
46) Strada Mandarini
47) Strada Maria Teresa
48) Vico 38 della Dogana
49) Vico Mira
50) Strada Stabilimento 39
51) Strada Fontana Jungo
52) Strada Faille
53) Vico Fichera
54) Vico Scannarla
55) Vico Filandieri 42
56) Vico Castello
57) Vico Bolestriciari
58) Strada Vecchia


Il traffico piú importante si svolgeva nelle strade:

"Paneschitti o Lagerot" (oggi via Gramsci), via "Messina" ambedue ad orientamento N-S; Ferdinandea (oggi Corso Italia), "Vanedda Longa" (oggi via G. Galilei), "Vavecchia" (oggi Circumvallazione) quest'ultime a orientamento E-O.


Intanto con sovrano Rescritto del 12 febbraio 1820 era nata la Scuola Nautica dove si formavano gli Ufficiali della fiorente marina velica prima e a vapore dopo, ambedue ripostesi.
L'esistenza di questa scuola e dei molti cantieri navali, l'intenso commercio indussero, nel 1836, a richiedere allo Stato la costruzione di un porto.
Intanto il 9 aprile 1844 la "... Decuria... deliberò il livellamento del piano di questa Chiesa Madre, la cui spesa è di ducati 29.3.12 ...". Il progetto della quale venne affidato all'architetto Guarrera, nella seduta comunale del 30 luglio 1854.
L'11 settembre del 1842 il consiglio comunale deliberò la somma di 75 ducati per l'impianto dei fanali nelle strade piú importanti. Mentre il 27 febbraio 1853 deliberò per l'acquisto di un orologio da mettere nella Chiesa della Borgata di Torre Archirafi.
Nella seduta del 26 agosto 1855 il comune deliberò per la riparazione dell'orologio della Chiesa madre di Riposto.
In seguito alla fuga dal carcere di Riposto dei detenuti Sebastiano Ciancella e Salvatore Spina avvenuta il 13 aprile 1846 il sindaco fece eseguire lavori di chiusura d'una finestra che dava sul tetto.
Il 5 settembre 1852 il comune chiese all'intendente d'approvare una delibera per basolare la via Ferdinandea (C. Italia).
Nel 1842 si diede l'appalto al sig. Salvatore Castorina per la costruzione della strada Paneschitti (oggi via Gramsci).
Nel 1844 si presero in affitto delle case presto adibite a servizi di primaria importanza.
Il 5 ottobre 1844 si prese in affitto un locale di proprietà dei fratelli Auditore, adibito al servizio telegrafico e ad abitazione per gli impiegati telegrafici.
Il 2 ottobre 1844 si affittò una casa che venne adibita a Ispezione di Polizia, dipendente dalla Sottintendenza di Acireale.
Il 28 maggio 1855 si affittò una casa per la Cancelleria Comunale.
Il 28 luglio 1855 si affittò una casa per l'istruzione elementare.
Nel 1856 a Torre Archirafi venne affittata una casa per l'istruzione elementare.
Furono contratti affitti a scopo caritatevole: il 3 settembre 1853 per la casa dei progetti e il 29 aprile 1854 per le maestre delle fanciulle.
L'Officina Marittima Sanitaria, che si trovava nella strada della dogana fu costruita nel 1847; nello stesso anno fu edificata l'officina per il posto di buon ordine che si trovava nel piano della chiesa di S. Pietro, al n. 5.
Il 2 aprile 1872 l'ing. Salvatore Guarrera redigeva il Piano regolatore d'ampliamento approvato con Real decreto il 9 novembre 1872. Questo piano prevedeva: la costruzione del Municipio, di Scuole, del Mercato, del Teatro che doveva sorgere sul terreno detto "Pezza Grande" espropriato al barone Corvaja di Acireale nel 1877.
Nel 1874 si costruì la piazza S. Pietro.
Nel 1877 si formò una biblioteca comunale circolante.
Il 19 gennaio 1882 il Re concesse a Riposto l'uso di uno stemma civico diviso in quattro parti: in alto, a sinistra venne raffigurato il sole rosso su fondo oro; in alto, a destra, su fondo azzurro un brigantino veleggiante; in basso, a sinistra, su fondo azzurro una torre d'argento merlata alla guelfa; in basso, a destra, su fondo oro, un grappolo d'uva color porpora con gambo verde. Lo stemma venne sormontato da una corona formata da un cerchio di muro d'oro aperto da quattro parti sormontato da otto merli uniti da muricciolo d'argento.
Nel 1886 un secondo piano urbanistico venne redatto dall'ing. Giuseppe D'Amico per sistemare alcune vie, tra cui via Messina.
Il 21 agosto 1890 con Regio Decreto si decise la costruzione della Circum-Etnea che venne inaugurata il 2 febbraio 1895.
Il 24 giugno 1866 venne inaugurata la linea ferroviaria Catania-Messina e nel 1870 venne costruita la stazione ferroviaria di Giarre-Riposto, ingrandita nel 1906.
Per il grande commercio vinicolo ripostese, con R.D. del 1° ottobre 1888, s'istituì la Regia Cantina Sperimentale e, con R.D. 15 agosto 1908, la Regia Scuola di Commercio.
Il 5 agosto 1906, dopo 70 anni dalla prima domanda fatta nel marzo 1836, s'iniziò la costruzione del porto.
Alla fine del secolo XIX si verificò il boom economico di Riposto. A Riposto vi erano le sedi consolari di Svezia, Romania, Norvegia, Uraguay, Francia, Brasile, Grecia, Gran Bretagna. Nel 1885, vi si pubblicava la rivista settimanale "La Sicilia Vinicola".
Il 26 luglio 1881 Fiamingo Fiamingo cav. Giacomo, Sindaco di Riposto ebbe a dire:
"... Non credo che la marina a vela debba cessare, specialmente quando si verifichi il fatto, cosí frequente in Riposto, che l'armatore sia al tempo stesso commerciante e proprietario delle derrate che esporta. Quand'anco i piroscafi distruggessero completamente la marina a vela a Riposto; non per questo cesserà il movimento commerciale e marittimo di quella località ...".
Intanto in Sicilia l'arretratezza delle strutture sociali, economiche ed il persistere di residui feudali portarono tra il 1892 ed il 1893 alla formazione dei fasci dei lavoratori; questi erano organizzazioni popolari d'ispirazione socialista che furono sciolti con lo stato d'assedio del 3.1.1894.
A Riposto si costituì detto fascio il 10.12.1892 e l'inaugurazione avvenne il 6.1.1893. I socialisti ripostesi rigettavano il principio della lotta di classe e quindi il loro fascio venne considerato spurio.
Ma le floride condizioni economiche di Riposto, in contrasto con le precarie condizioni del resto della Sicilia, non vi fecero sentire notevolmente gli effetti della rivolta contadina che nel 1893 dilagava. Infatti, il 15 dicembre 1893 il municipio inviò il seguente telegramma a Crispi: "Saluta in Voi il forte campione della moralità, il vindice custode della cosa pubblica, l'energico sostenitore dei diritti del popolo". Altro telegramma del Club Riposto: "Saluta con gioia salita al potere V.E. onore e gloria nazionale, da cui spera ripristinamento fede nei patrii destini... ".
Cosicché, mentre a quel tempo i contadini occupavano illegalmente le terre e Crispi mandò in Sicilia una flotta e 30.000 soldati per sedare la rivolta, la politica comunale ripostese potè definirsi "Crispina" cioè di centro-destra.

RIPOSTO DOPO LA PRIMA GUERRA MONDIALE


Ma la concquista della Libia attuata da Giolitti nel 1911-12 prima e la guerra mondiale del 1915-18 dopo, impoverirono Riposto perché i suoi mercati di esportazione-importazione rimasero chiusi fino al 1919 e molti dei suoi marinai morirono in guerra.
Dal febbraio 1919 al marzo 1920 tutta la vita politicoamministrativa della città ruotava attorno alla figura ed all'azione del Commissario Prefettizio cav. dott. Giuseppe Grimaldi, che è passato alla storia del paese come il realizzatore di grandi opere pubbliche; infatti basta leggere quanto egli stesso scrisse sotto il titolo: "Per l'avvenire, per la prosperità di Riposto" per capire il suo grande amore per la nostra gente:
"... Ed eccomi giunto all'ultima parte del mio programma, quella delle opere pubbliche, all'attuazione della quale ho rivolto tutta la mia attività, con fede grandissima, quasi con passione; guardando piú ai grandi e reali interessi del Paese, piú al suo avvenire, anziché alle minute esigenze della sua vita ordinaria di ogni giorno. Su questa parte della mia opera, fatta si di ardimento e di tenacia, di lavoro silenzioso e sfibrante, di lunghe lotte ostinate contro ogni sorta di avversioni e di ostacoli, io non chiedo oggi alcuno giudizio al Paese. Sarebbe troppo prematuro. Lo sentii, fin dai primi giorni di questa mia travagliata gestione di dopoguerra, che mi toccava di compiere un alto dovere: quello di far si che Riposto non rimanesse indietro di un passo in quella marcia generale verso un maggior benessere collettivo, che sembra scaturita, come una grande forza creatrice, dal caos della guerra; ed ho cercato di assolvere tale dovere con tutta la dedizione delle mie forze, della mia volontà. Il frutto di tale opera, se ne avrà, non è di quelli che maturano in una sola stagione.
A me è toccato il duro lavoro della preparazione e della semina; altri raccoglieranno la messe e il plauso del compimento dell'opera; ma mi è già sufficiente l'averla potuto iniziare e condurre a buon punto con l'aiuto e il consiglio di egregi cittadini e mercé l'alta protezione di un grande e sincero amico di Riposto, l'on. Edoardo Pantano, il cui nome sarà per sempre legato alla prosperità di Riposto ed alla rinascenza di questa incantata plaga etnea, che egli ha prediletto con devozione di figlio ..."

ed ancora:

"... sarà per me cagione di vero rammarico non potere esaurire tutto il programma che mi proponevo di attuare nel vasto campo dei bisogni cittadini. Ma d'altra parte, se io volgo indietro uno sguardo al lavoro compiuto, pur in condizioni cosí avverse, in mezzo a difficoltà le piú sfibranti, non potrei rimproverare a me stesso di aver perduto il mio tempo, di aver mancato al mio compito.
Ho fatto quanto era possibile fare; ho adempiuto la mia missione piú che per un freddo senso di dovere, con vivo fervore di entusiasmo; e non ho avuto altra mira che il bene pubblico, non altra meta, avanti di me, che il miglioramento di questa cara cittadina, a cui la natura ha largito tanta ricchezza; al cui destino l’industre operosità dei suoi figli ha segnato tanta fortuna.
E se la mia modesta attività avrà potuto contribuire a farla avanzare di un passo nella via del suo meraviglioso progresso; se la mia opera potrà meritare di venire, un giorno, ricordata come spesa utilmente al servizio del Paese, sarà questa la mia piú grande soddisfazione, questo il mio solo orgoglio ...".
Ricordiamo le principali opere pubbliche realizzate durante l'amministrazione Grimaldi:

1) La costruzione del Palazzo Municipale e l'ampliamento della Piazza S. Pietro.
Con il decreto 17 novembre 1918 n. 1698 il governo assegnava 500 milioni per mutui di favore ai comuni per l'esecuzione di opere pubbliche. Il comune di Riposto che aveva già costruito le scuole elementari,

    

l'Istituto Nautico e la Scuola di Commercio aveva fatto dei tentativi, nel tempo, di acquistare uno stabile da adibire a Municipio. Fu durante l'amministrazione del Commissario Prefettizio Cav. Dott. Giuseppe Grimaldi che venne seriamente considerato il progetto dell'ing. Previtera sulla edificazione del nuovo palazzo municipale. Detto progetto presentato nel maggio 1919, veniva approvato il 30 dello stesso mese dall'Ufficio del Genio Civile di Catania, quindi trasmesso al Ministero dei Lavori Pubblici. Successivamente il Comitato per l'esame delle domande di mutuo, il 25 giugno, accordava al Comune di Riposto un prestito di 320.000, all'interesse del 3 per cento ammortizzabile in 35 anni per i suddetti lavori. Il progetto prevedeva:
a) l'espropriazione e la demolizione della casa Calabretta già adibita ad ufficio municipale, nonché gli immobili di proprietà Caltabiano Paolo, eredi Alia Leonardo, Zuccarello Cosentino;
    


b) la costruzione di un edificio a tre piani lungo metri 46,22 profondo metri 18, alto metri 20, nel cui pianterreno doveva sorgere un portico ad undici arcate, largo metri 4, 80;

c) l'ampliamento della Piazza S. Pietro. La spesa era di 420.000 lire di cui 139.225 per le esproprie. L'asta pubblica per l'appalto avvenne il 27.12.1919 e fu vinta dalla Cooperativa "La Edilizia di Riposto". Il comm. Giovanni Fiamingo contribuí con 10.000 lire. L'opera fu iniziata nel 1920 e finita nel 1926.

2) La costruzione del Mercato Pubblico.


L'ubicazione fu scelta sull'area occupata dalla vecchia pescheria e dalle vecchie case allo sbocco a mare del corso Vittorio. Il progetto fu fatto dall'ing. Previtera: il mercato, che occupava 550 metri quadrati, aveva due ingressi che immettevano rispettivamente nel mercato del pesce e in quello della verdura; erano previste cinque botteghe per rivendite di carni macellate e salumi; fu, inoltre, progettato un casotto come ufficio delle guardie municipali e peso pubblico, due serie di cessi e tre vasche di acqua da bere e un sistema di bocche di innaffiamento, nonché una fognatura per la pulizia dei locali. La costruzione fu fatta in cemento armato capace di sostenere una seconda elevazione da adibire in futuro ad uso pubblico.
La spesa preventiva era L. 108.000, per tale somma fu emanato un decreto ministeriale del 29 dicembre 1919 che accordava al Comune un mutuo. L'appalto venne preso dalla ditta Sebastiano Piana di Catania il 6 marzo 1920. L'esproprio dei locali, appartenenti ai fratelli Siliato, avvenne il 20 gennaio 1920.

3) La costruzione del Lungo Mare Riposto-Torre Archirafi.

Tale opera fu voluta principalmente dai cittadini di Torre Archirafi che la caldeggiarono ad opera dell'abitante di Torre, cav. Giuseppe Teramo, che tanto donò della sua operosità al miglioramento della bella borgata. Il Commissario Prefettizio del tempo, cav. Giuseppe Grimaldi, si rivolse al Ministero dei Lavori Pubblici chiedendo il concorso governativo nella misura massima consentita dal decreto legge 30 giugno 1918 n. 1901, cioé il 75 per cento a carico dello Stato e il 25 per cento a carico della Provincia. Edoardo Pantano, allora Ministro dei Lavori Pubblici, dispose accertamenti da parte dell'Ufficio Genio Civile di Catania il quale diede parere favorevole alla costruzione della strada. La domanda del Comune venne posta all'esame della Commissione speciale per le strade del mezzogiorno che, l'8 novembre 1919, relatore l'ing. Simoncini, l'accoglieva favorevolmente.
Il progetto, compilato dall'ing. Previtera, prevedeva una strada che partiva dal caseggiato del Fanale, e che snodandosi lungo la spiaggia per 1952 metri, giungeva a Torre Archirafi; la larghezza doveva essere di 20 metri di cui 21 di carreggiata, due per le canalette laterali, sette per i marciapiedi di 3,50 metri ciascuno.
La spesa prevista era di 482.000 lire. Il progetto fu inviato il 16.12.1919 al Ministero e il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici il 29.12.1919, relatore l'ing. Ghersi, l'approvò. L'on. Edoardo Pantano, qualche giorno prima di dimettersi da Ministro dei Lavori Pubblici, firmava il decreto che approvava la costruzione e concedeva al comune 273.720 lire.

4) La costruzione dello Scalo di Alaggio a Torre Archirafi.

Nel 1914 l’amministrazione comunale del tempo aveva deliberato la costruzione di uno scalo d'alaggio a Torre Archirafi per tirare a secco le barche di quella marina.
Ai sensi dell'art. n. 542 della legge 14 luglio 1907 aveva ottenuto il relativo progetto dell'Ufficio del Genio Civile di Catania, nonché il concorso governativo del 50 per cento della spesa, il cui preventivo era di 124.30 lire. Ma la guerra fece sospendere tutto; solo nel 1919 il progetto fu ripreso e aggiornato; la spesa prevista fu di 26.000 lire ed ottenne il consenso del Ministero dei Lavori Pubblici. L'appalto fu assunto dall'impresa Licciardello Carmelo di Catania che lo eseguí. È dello stesso periodo la realizzazione dell'impianto della luce elettrica a Torre Archirafi.

5) La sistemazione delle strade dell'abitato e delle borgate.

Con decreto governativo del 28 novembre 1919 n. 2405 che accordava ai comuni mutui per l'immediata esecuzione dei lavori pubblici venne richiesto al Governo un mutuo di lire 200.000 che, grazie all'interessamento di Edoardo Pantano, venne accettato.
Furono sistemate due strade di Torre Archirafi, nonché la strada di Praiola; fu aperta la strada Cozzi nel fondo del sig. Marcantoni Musumeci Politi e con l'interessamento del comm. Salvatore Castorina, presidente della deputazione Provinciale; fu lastricato Corso Umberto I e si iniziò la costruzione della Trapunti-Altarello-Riposto. A tutto questo si debbono aggiungere la sistemazione di via Regina Elena, via Dogana, nonché la compra del 28 maggio 1919 di 1645 mt. di terreno per il prolungamento delle vie Chianconello, Cappellini, Flavio Gioia, ed ancora l'acquisto del terreno per il prolungamento di via Roma, via Concordia, via Mulino.

6) Tentativo di soppressione della Banda Musicale "Città di Riposto".

Dal 1890 quasi tutti i piccoli centri ebbero un corpo musicale; ciò era un fatto d'orgoglio cittadino: il corpo musicale gareggiava con quelli dei centri vicini e s'ingaggiavano musicisti sempre piú bravi e di fama per dargli rinomanza, anche a costo di grandi sacrifici finanziari. C'erano paesi che avevano la banda, ma non le scuole, nè l'acqua, nè l'illuminazione.
Anche Riposto ebbe un rinomato Corpo musicale, che si sciolse nel periodo della prima guerra mondiale per essere poi ricostituito in tutti i suoi elementi a guerra finita.
Il mantenimento della banda musicale comportava una spesa di lire 10.739,10 nel 1918, salita a lire 26.662,95 nel 1919 e ancora di lire 37.500 nel 1920; (a quel tempo, con questo denaro, avrebbero potuto costruirsi le fognature e le case popolari).
Fu il Commissario Prefettizio dott. Giuseppe Grimaldi, nel 1919, che pensò alla soppressione della banda musicale per un certo periodo di tempo, finché, cioè, la situazione finanziaria del Comune di Riposto non si fosse ristabilita dal collasso procurato dalla guerra; ma questa prima decisione del Commissario Prefettizio toccò da vicino la suscettibilità e l'amor proprio dei Ripostesi che incominciarono ad agitarsi.
Allora il dott. Grimaldi rimise al loro volere ogni decisione al proposito e il 14 aprile del 1919 inviò ai sodalizi locali la seguente lettera: "... le esigenze della finanza comunale, che occorre ristorare in ogni modo sia per riparare al gravissimo dissesto causato dalla guerra, sia per fronteggiare i nuovi bisogni che da ogni parte si affacciano ai compiti del Comune, consigliano una urgente e radicale trasformazione del bilancio con la ricerca di maggiori entrate e con la eliminazione di tutte quelle spese che non siano dirette al vero benessere della collettività. Fra tali spese è da annoverarsi quella per il mantenimento della banda musicale, per cui il Comune sopporta un onere non lieve, che, malgrado le riduzioni apportatevi, ascende oggi a lire 12.000. Per varie circostanze, fra cui non ultima la disgregazione causata dalla guerra, il corpo musicale civico, così come è ora ridotto, non risponde più a nessun requisito artistico, per cui si dimostra di una inutilità evidente. Occorre dunque o ricostruirlo sul serio e dotarlo dei mezzi adeguati, o sopprimerlo addirittura. La prima soluzione importerebbe certamente un aggravio finanziario che non è esagerato calcolare in lire 25.000. Sarebbe mio intendimento adottare la misura della abolizione.
Ma prima di ciò fare, credo opportuno sentire in proposito il parere dei cittadini. Il mezzo più idoneo a tale intento mi è sembrato quello di rivolgermi ai sodalizi locali, che rappresentano una così cospicua parte della cittadinanza e interpellarli se aderiscono o meno alla mia proposta, e cioè alla soppressione dal bilancio comunale della spesa per la banda. Prego pertanto la S.V. di voler sottoporre tale questione all'esame di codesto spettabile Sodalizio e di riferirmene poi, per iscritto, l'esito. Dal giudizio della maggioranza trarrò la norma opportuna per il provvedimento che dovrò adottare ...". A tale quesito alcuni sodalizi che raggruppavano i soci della classe piú facoltosa risposero per la soppressione, mentre gli altri che rappresentavano il ceto operaio furono non solo per il mantenimento, ma per la riorganizzazione e il potenziamento della banda. Si costituì un Comitato Cittadino per il riordinamento del corpo musicale che, d'accordo con l'Amministrazione Comunale, ottenne che il Comune contribuisse alle spese con 20.000 annue, mentre il resto lo avrebbe versato il Comitato. Così la banda venne riorganizzata anche se il contributo del Comitato Cittadino si limitasse a 4.500 lire, anziché 7.500. In seguito l'azione del Comitato cessò e cessarono i suoi contributi; così, alla fine del 1919 la spesa della banda, di lire 37.600, fu tutta a carico del Comune. La banda continuò a vivere con alterne vicende fino a dopo la seconda mondiale, quando fu definitivamente soppressa per l'estrema povertà, della finanza comunale.
Intanto tra la fine del secolo XIX e l'inizio del secolo XX, si completò la costruzione della chiesa di S. Giuseppe ed il vescovo di Acireale, mons. Arista, chiamò a guidare la parrocchia mons. Rosario Calì (ordinato sacerdote nel 1887) il quale ne lasciò la guida il 3 agosto 1932 a P. Ferdinando Brignano, dell'ordine dei Giuseppini.

IL PERIODO FASCISTA


Nel 1922 la legge Micheli diede possibilità allo Stato di espropriare le terre incolte e quindi creò fermenti di malcontento nei liberali, latifondisti; Riposto non avendo latifondi si trovò a non essere investito da questo malcontento.
A quel tempo i Ripostesi si riunivano attorno alla Società Operaia, di estrazione apolitica, al Circolo Popolare (cattolico), al Circolo Democratico (laico), al Circolo Cittadino (apolitico), alla Camera del Lavoro (socialista) inoltre esistevano: una Sezione del Partito Socialista Italiano, diretta dal suo segretario Nino Arcidiacono; una sezione del Partito Democratico e una sezione del Partito Liberale, mentre i pochi comunisti non avevano sezione.
Tra tutti i partiti politici, il Partito Socialista Italiano era quello che piú di ogni altro aveva fatto presa nelle masse operaie della campagna e negli intellettuali a Riposto; ciò era dovuto all'opera di Edoardo Pantano, militante di sinistra, che aveva fatto lievitare le nuove idee portate poi avanti dai suoi seguaci.
Fino all'estate del 1922, cosí come nel resto della Sicilia, a Riposto le idee fasciste non avevano avuto successo e, quando nel 1921 i seguaci siciliani di Mussolini si riunirono in congresso, tra di loro non vi erano ripostesi, mentre l'opinione pubblica locale fu colpita dalla estromissione da parte dei fascisti del sindaco socialista di Ragusa. Alle elezioni del 1921 i fasci non avevano vinto nessun seggio in Sicilia, ma nel 1924, con l'aiuto dei liberali e di Orlando presero 38 deputati su 57, di fronte a due deputati socialisti ed uno comunista; fu di questo periodo la prima infiltrazione fascista a Riposto che culminò nel plebiscito del 1934 quando anche i Ripostesi si assoggettarono al volere del potere fascista, votando tutti "si" al regime.
È di certo che alla marcia su Roma parteciparono almeno due ripostesi e che la conquista del Comune di Riposto venne fatta da una squadra fascista composta da 15 uomini originari dei comuni etnei. Questi trasformarono in dopolavori tutti i circoli, chiusero le sezioni dei partiti, minacciarono i loro esponenti, e in particolare il segretario del Partito Socialista Italiano, lo spedizioniere Nino Arcidiacono e i suoi collaboratori; estromisero il sindaco mettendo al suo posto un Commissario; aprirono le sezioni del partito fascista.
Intanto i capi delle famiglie benestanti di Riposto abbracciarono le nuove idee fasciste e si riunirono intorno a due raggruppamenti dello stesso partito di cui una faceva capo al segretario politico ripostese che si richiamava al catanese on.le Carnazza e un'altra contraria, che faceva capo ad un altro uomo politico ripostese.
Nel 1936 si potè realizzare solo in parte il piano regolatore del 1920 che prevedeva la zona industriale.
Da quel momento le condizioni economiche della città subirono un collasso: l'agricoltura, l'industria e il porto quasi sparirono.
Al fascismo non interessava questa parte della Sicilia mentre l'attività politica ripostese, in questo periodo, ruotava attorno all'on.le Achille Arcidiacono, cap. di Lungo corso, il quale proveniva da un'eroica famiglia di Ripostesi che in guerra e in pace, in terra e in mare si erano coperti di gloria.
Quando l'on.le Arcidiacono fu eletto sottosegretario alla Marina Mercantile in un governo Mussolini, sembrò che per Riposto potessero ritornare i tempi buoni, ma le ottime intenzioni dell'on.le Arcidiacono rimasero solo tali, giacché le sue proposte di aiuti finanziari per Riposto non furono ascoltate ed il popolare eroe, allora, si fece promotore insieme al podestà giarrese del tempo Giuseppe Vasta Parisi, della fusione dei due Comuni Giarre e Riposto con R.D. del settembre 1939 in uno solo, con il nome di Jonia.
La nuova città occupava un'area di 40,38 Km aveva una densità complessiva di 752 abitanti per Kmq ed era formata dai seguenti centri: Jonia (Giarre), Jonia Marina (Riposto), popolazione 17.778, Macchia pop. 2250, S. Giovanni Montebello pop. 1.161, Torre Archirafi pop. 830, Trepunti pop. 320, Carruba pop. 271. Il comune di Jonia ben presto cambiò nome in Giarre-Riposto; poi a causa di polemiche sull'accentramento dei servizi pubblici a Giarre (ma in realtà per le differenti origini e per la diversa estrazione sociale della popolazione dei due centri principali); con la caduta del fascismo, nel dopoguerra (1946) Giarre e Riposto tornarono comuni autonomi con i primitivi nomi appunto di Giarre e Riposto.
Mentre Mussolini diventava sempre più estremista e portava nel 1940 l'Italia alla seconda guerra mondiale, a Riposto si manifestavano segni latenti di opposizione dovute al fatto che tutte le famiglie ripostesi avevano di già il loro lutto per un parente morto in guerra; cosicché quando gli Americani nel 1943 sbarcarono a Gela e Inglesi con Canadesi occuparono la Sicilia Orientale, non trovarono resistenza da parte dei locali di Riposto. Il paese affamato, stanco, duramente colpito dalle bombe per essere stato lungo la costa in parte fortificato (Torre Archirafi) dai Tedeschi e in parte minato (spiaggia di S. Anna), era diventato un cumulo di rovine. Mentre prima i Tedeschi avevano il loro quartiere generale nel Palazzo Pasini, i nuovi arrivati, gli Inglesi, si accamparono in Piazza Matteotti e nella villa Pantano.
La resistenza ripostese al regime fascista e ai Tedeschi si sviluppò in Emilia con Giuseppe Scrofana, il militante socialista che riforniva sulle montagne i suoi compagni partigiani con A. Vinci e con altri ripostesi che piú volte furono in carcere e poi liberati dai partigiani. Ma anche la Val Venosta vide all'opera partigiani ripostesi.
Quando nel febbraio 1944 gli alleati consegnarono la Sicilia alla amministrazione italiana, si formò l'Esercito Indipendentista Siciliano.
Molti ripostesi fecero proprio tale movimento che nel 1947 alla prima elezione parlamentare siciliana aveva ottenuto il 10 per cento dei deputati.
Ben presto però, per mutate situazioni politiche ed in parte per l'autonomia data alla Sicilia nel maggio 1946, l'indipendentismo siciliano incominciò il suo tramonto e i dirigenti ripostesi di questo movimento passarono in partiti di centro-destra.

RIORGANIZZAZIONE SOCIO-POLITICO-ECONOMICA DELLA CITTÀ DOPO LA SECONDA GUERRA MONDIALE


Finita la seconda guerra mondiale, Riposto si trovò dopo i lunghi anni della dittatura con un vuoto politico e una grande crisi economica; i suoi uomini trovarono possibilità di lavoro emigrando all'estero e principalmente negli U.S.A., oppure navigando; le donne diventarono di fatto "vedove bianche".
A quel tempo il PCI era guidato da un noto intellettuale che già dal 1921 aveva frequentato a Roma ambienti comunisti durante gli anni della frequenza all'università. Questo partito era numericamente il piú piccolo della città.
Il PSI era il meglio organizzato per la sua tradizione, per la sua numerosa sezione giovanile e ruotava attorno ad un gruppo d'intellettuali di grande valore.
Il PLI era in fase discendente anche se cercava di mantenere le posizioni in virtù degli ultimi Sindaci pre-fascisti che erano stati liberali.
La DC era divisa, perché guidata da uomini che, non provenendo dalle file della Chiesa, non erano appoggiati da questa per cui il partito, negli anni 1947-48, fu rifondato con indirizzo popolare cristiano.
Nelle elezioni Comunali del 1946 la DC riportò 1262 voti cioè il 30,1%; il PLI 926 cioè il 22,1%; il MIS (Movimento indipendentista Siciliano) 261 cioè 6,3%; la coalizione frontista composta dal PCI-PSI 1740 cioè 41,5%. Si formò cosí una giunta socialcomunista con sindaco il dott. Guarrera Filippo che fu costretta, ben presto, a dimettersi per la dura opposizione della DC e per dissidi tra socialisti e comunisti, volendo quest'ultimi applicare molte tasse ai ceti medi e ai commercianti.
Nel 1949 subentrò il Commissario Prefettizio dott. Ravella Francesco che, applicando a tutta la popolazione una consistente tassa di famiglia, provocò una dura reazione. Allora il Prefetto sostituì il dott. Ravella col dott. Messina Carmelo, che rimase in carica fino al 1951.
Negli anni 50 i principali provvedimenti urbanistici furono: la costruzione del sottopassaggio che unisce Giarre-Riposto; il completamento della via Etnea; l'apertura della via Guglielmo Marconi.
Alle elezioni amministrative del 1952 la DC riportò 3349 voti cioè il 57,0%; la coalizione frontista PSI-PCI 983 cioè il 33,8%; il MSI 530 cioè il 9,1 % . Il successo della DC fu dovuto ai dissidi tra i dirigenti del PSI e PCI alla presenza liberale nelle liste della DC ed alla sua capillare organizzazione di partito. Venne eletto sindaco il prof. Scrofina Francesco.
La DC divenne cosí la prima forza politica della nostra città, aiutata com'era dalla Chiesa e dalle organizzazioni cattoliche dei vari quartieri. Fu di questo periodo l'inizio del risanamento del quartiere Immacolata (ex Pagliaia) finanziato in parte dalla legge Milazzo appositamente approvata dalla Regione Siciliana.
Intanto, in questi anni, specie nel settore vinicolo, Riposto attraversava una grave crisi; si ebbero nella DC contrasti come dimostra il fatto che il suo segretario politico, indicato dal partito a divenire Sindaco, non lo divenne, a vantaggio di un candidato appoggiato dalla Chiesa.
Furono gli anni della grande emigrazione nel Nord America e ancora di gravi contrasti nella DC.
A quel tempo esisteva in via Scarlatti una edicola dedicata alla Madonna di Lourdes raffigurata su tela che da una signora del luogo, abusivamente appropriatasi di essa, fu portata in U.S.A.
A mons. Sebastiano Grasso, arciprete parroco della Matrice di Riposto, per tanti anni guida spirituale dei Ripostesi, venne l'idea di costruire colà una chiesa.
Egli s'interessò molto presso l'Assessore Regionale ai lavori pubblici cosicché nel 1955 s'incominciò a costruire la chiesa con fondi regionali; i lavori finirono nel 1958. Il 15 agosto 1961 fu inaugurata e lo stesso anno venne costruito il vicino centro sociale.
Con decreto del Presidente della Repubblica il 9.6.1967 venne elevata a parrocchia.
Il 29-10-1967, festa di Cristo Re, si insediò il suo primo parroco, il ripostese don Gino Denaro, che, in quasi venti anni d'intenso apostolato, ha molto contribuito a trasformare un "microcosmo di tuguri" in un quartiere "a dimensione d'uomo".
Le elezioni Comunali del 1956 portarono alla DC 2859 voti, pari al 46,1 %; alla Lista Civica di Sinistra 2967, cioè il 46,4%; alla Unione Ripostese (altra lista civica) 553 cioè 8,7%. La Lista Civica di Sinistra era formata da PSI-PCI-PSDI-Elementi del PLI; venne eletto Sindaco dal 1956 al 1960 il dott. Francesco Di Pino.
Gli anni che vanno dal 1960 al 1975 vedono le amministrazioni passare dai centro-sinistra al monocolore DC dovuti al calo della popolazione, all'esodo agricolo ai contrasti tra dirigenti della DC.
I risultati delle elezioni del 1960 furono i seguenti:
PCI 192 cioè 2,8%; PLI = 596 cioè 8,8%; PSDI = 115 cioè 1,8%; DC = 2618 cioè 39,1 %; U.R. = 1667 cioè 24,9%; I = 1500 cioè 22,4% si formò una giunta di DC-PLI-Lista Civica di destra con Sindaco il prof. Denaro Giuseppe che dopo tre anni lasciò l'amministrazione comunale a una nuova maggioranza fatta da DC-PSI. Questo fu uno dei primi tentativi di centro-sinistra di tutta la provincia di Catania.
Intanto molti consiglieri della lista civica aderirono al PRI. Le amministrative del 1964 portarono A.P. (PCI-PSIUP) 1077 cioè il 16,7%; PSI 712 cioè 11,1%; PLI 416 cioè 6,5% U.R. 1238 cioè 19,2%; MSI 245 cioè 3,8%; DC 2722 cioè 42,5% venne eletto Sindaco il dott. A. Caragliano da una coalizione DC-PSI e agli inizi del 1969 i Socialisti si ritirarono dalla Giunta e si costituì una maggioranza DC-PRI.
Negli anni '60 si costruì il tratto di lungomare che và dalla chiesa Madonna della Lettera fino al molo foraneo collegando cosí direttamente Torre Archirafi a Fondachello. Si completò il viale Amendola, si ampliò il porto con la costruzione di una seconda banchina e si iniziò la costruzione del pennello antistante la Chiesa della Lettera.
Negli anni '70 si cercò di rafforzare le strutture del porto e si costruì, a difesa del quartiere Pagliaia, una barriera di massi; si coprì il torrente Jungo.
Un nuovo fatto storico avvenne alle Amministrative del 1970 quando la DC ottenne la maggioranza assoluta infatti i voti furono DC 3250 cioè 50,1 %; A.P. 988 cioè 15,2%; PRI 940 cioè 14,5%; PSI 803 cioè 12,3%; MSI 311 cioè 4,8%; PLI 188 cioè 2,8% divenne Sindaco l'avv. Patti Salvatore, ma le lotte di potere iniziarono subito disgregando tale successo; così si arrivò alle Amministrative del 1975, con i seguenti risultati:
PCI 878 voti cioè 12,0%; PRI 414 cioè 5,7%; PSI 2870 cioè 39,4%; DC 2709 cioè 37,2%; MSI 417 cioè 5,7%. Si formò una giunta social-comunista, a maggioranza socialista, con Sindaco il socialista dott. Francesco Di Pino che, nell'ultimo periodo, per il passaggio di due consiglieri socialisti nel PSDI e per l'azione di dura opposizione della DC, dovette lasciare il posto al Commissario Prefettizio (chiamato ora Commissario Regionale) Tommaso Liotta. Fu l'Amministrazione Di Pino che riprese il risanamento del quartiere "Immacolata".
Intanto il 15 dicembre 1976 all'unanimità dei voti, il Consigli Comunale di Riposto deliberava di "... Costituire con i Comuni di Giarre e Mascali il Consorzio per provvedere al servizio di depurazione terminale di liquami provenienti dalle reti fognanti e dai Centri abitati di Giarre, Riposto e Mascali ...". Ma la più importante opera urbanistica in questo periodo è stata l'adozione di un programma di fabbricazione che prevede un ordinato sviluppo edilizio del paese.
Segue l'appalto della rete fognante, ancora in costruzione, e il prolungamento di via Roma verso Sud. Inoltre è stata effettuata la costruzione di parte delle fognature, del pozzo di Carruba, della Scuola Materna in viale Immacolata, la manutenzione straordinaria alle Scuole Elementari di Torre Archirafi, alla Scuola Media "G. Galilei" e alla Scuola per Geometri; la costruzione di n. 4 aule nell'Istituto Tecnico Commerciale, l'attivazione del refettorio nella Scuola Media "L. Pirandello"; l'ampliamento del Cimitero; la copertura del Torrente Jungo lato W via Gramsci; nonché la sistemazione delle vie Mongibello e Cappellini, la costruzione del Centro Sociale nella parrocchia "Immacolata", la costruzione della piazza Fuille e piazza Altarello, la pavimentazione della piazza S. Pietro; la sistemazione delle vie C. Colombo, Gramsci, piazze ex Macello, S. Martino Carruba, piazza Dusmet, P. Pio, via Iacopo da Lentini, la costruzione dei campi sportivi da tennis e pallavolo in V. Immacolata; la riparazione della chiesa M.S. Rosario di Torre Archirafi; la riparazione straordinaria dell'impianto di pubblica illuminazione; il completamento dell'Istituto Tecnico Commerciale e della Scuola Elementare sita in piazza Matteotti; il restauro della Chiesa Immacolata; la sistemazione di via Circumvallazione e degli spogliatoi del campo sportivo; la costruzione di un Asilo nido; il rifacimento dell'impianto idrico; il rafforzamento della mantellata esterna del molo foraneo, dragaggio, Unione delle due banchine A-B, costruzione del pennello di sottoflutto, costruzione delle scogliere di Torre Archirafi
e del quartiere Immacolata; la costruzione di 84 alloggi popolari in un primo lotto, di 51 alloggi popolari in un secondo lotto e di 18 alloggi popolari in un terzo lotto. I lavori sopra citati sono costati lire 14.386.112.000.
Nelle elezioni comunali del 1980 si formò una coalizione PSI-PCI-PSDI con Sindaco il dott. Francesco Di Pino. I risultati elettorali furono i seguenti: DC. 2699 voti; PCI 1041; PSI 2904; PSDI 320; Lista Civica 674; MSI 266.
È di questo periodo la realizzazione della Scuola Media di Carruba, il Campo Sportivo di Torre Archirafi, un ulteriore stralcio di fognatura e la rete di metanizzazione, nonché l'acquisto di un pozzo per rifornimento idrico.
Nel 1981 il dott. Antonino Caragliano, con quasi 58.000 voti di preferenza, venne eletto deputato regionale nella lista DC.
Intanto, dal dopoguerra ad oggi, hanno assunto il ruolo di Capi Storici, nella DC, il dott. Antonino Caragliano; nel PSI, il dott. Francesco Di Pino; nel PCI, l'avv. Carmelo D'Urso; nel PRI, il dott. Antonino Galeano; nel PSDI, il cap. Salvatore Di Bella e nel MSI, l'avv. Giovanni Previtera.
Sull'azione politica di questi uomini non possiamo esprimerci perché è ancora in atto; rimandiamo al futuro un giudizio.

SINDACI DI RIPOSTO NEL PERIODO BORBONICO


1 Gennaio 1842 - Dicembre 1842
Don Rosario Grassi Bonanno, di anni 51, proprietario e negoziante, ex cassiere, ex primo eletto, suocero di Giovanni Musumeci

1 Gennaio 1843 - Dicembre 1845
Don Rosario Grassi Bonanno

1 Gennaio 1846 - Dicembre 1848
Don Giovanni Fichera, di anni 49, proprietario, ex consigliere distrettuale, ex deputato politico, eletto particolare, giudice comunale in Giarre

1 Gennaio 1849 - Dicembre 1852
Don Giovanni Fichera

1 Gennaio 1853 - Dicembre 1855
Don Giovanni Fichera

1 Gennaio 1856 - Dicembre 1858
Don G. Tomarchio

1 Gennaio 1859 - 7 Giugno 1860
Don Filippo Scavino Lella, di anni 60, proprietario, cognato di Sebastiano Fiamingo e cugino di Francesco Scavino.

8 Giugno 1860 - 29 Giugno 1860
Don Salvatore Fiamingo, Presidente del Comitato Rivoluzionario ripostesi

30 Giugno 1860...
Domenico Gavusi, giurato garibaldino, Presidente del Municipio
1860-1862
Salvatore Fiamingo

SINDACI DI RIPOSTO DAL 1946 AL 1985



Guarrera Filippo ......................................................................1946-1949
Ravella Francesco (Commissario Prefettizio)....................... 1949-1950
Messina Carmelo (Commissario Prefettizio) ....................... 1950-1951
Scrofina Francesco . . . . . .. . . . . .. . . . . .. . . . . .. . . . . . . . . . 1952-1956
Di Pino Francesco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1956-1960
Denaro Giuseppe . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .1961-1964
Caragliano Antonino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .1965-1970
Patti Salvatore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . 1970-1975
Di Pino Francesco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1975-1979
Liotta Tommaso (Commissario Regionale). . . . . . . . . . . . .  1979-1980
Di Pino Francesco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1980-1985